Il combattimento spirituale

Alla fine del suo digiuno, Gesù dovette affrontare la lotta spirituale contro il Maligno che lo tentò. Durante la missione che ebbe luogo a Dijon dal 4 marzo al 2 aprile 1900, Elisabetta della Trinità annota nel suo Diario le grazie ricevute. Seguendo le istruzioni del sabato 18 di marzo alle 9 am, scrive: «La vita è una lotta» (Jb 7)1). Tutta la nostra esistenza saremo tentati, già sia da un modo o da un altro. La tentazione non è un peccato in sé stesso. Non è un peccato benché uno trovi lì soddisfazione, se quando appena uno lo percepisce, devia i suoi pensieri senza succombere à l’idea che persegue la nostra immaginazione. La cosa migliore è pensare a qualcosa di molto differente. Dio ci offre le armi contro la tentazione. «Vegliate e pregate» (Mt 26,41). Con Dio siamo sicuri della vittoria. Egli non invia mai la tentazione senza darci la grazia sufficiente per resistere ad essa. Sì, «tutto posso in Cristo, che mi dà la forza» (Fil 4)13). (J 73).

Questo messaggio penetra l’anima d’Elisabetta ed alla fine della sua vita, scrive estesamente alla sua giovane amica, Françoise di Sourdon: «Ricorda che Egli ti ha scelto in Lui prima della creazione affinché sia immacolata e pura nella Sua presenza, nell’amore» (Efesios 1,4), riprendendo le parole di San Pablo. Pertanto, non temere la lotta, la tentazione: «Quando sono debole allora sono forte, perché la virtù di Gesù Cristo dimora in me» (2 Cor 12,10.9). Françoise ed Elisabetta hanno sette anni di differenza. Isabel riconosce nel carattere focoso della sua giovane amica il suo proprio carattere da bambina. Elisabetta ebbe un carattere forte ed sperimentò l’ira. «Molto diabolica», dirà sua sorella Guite, tuttavia, per amore a sua madre e a Dio, Elisabetta affronterà questo difetto, mettendo dalla sua parte e chiedendo l’aiuto di Gesù. La sua prima confessione e specialmente la sua prima comunione l’aiuteranno a cambiare totalmente. Ci serviamo dai sacramenti della Chiesa per lottare contro la tentazione, per orientare le nostre lotte spirituali?

Al principio del suo Diario, a 19 anni, scrisse: «Oggi ho avuto la gioia di offrire al mio Gesù vari sacrifici per quanto riguarda il mio difetto dominante [l’ira], quanto mi costano! Riconosco la mia debolezza. Ho l’impressione che quando ricevo una correzione ingiusta, sento che il mio sangue bolle nelle mie vene, tutto il mio essere si ribella! … Tuttavia, Gesù mi è stato accanto, sentivo la sua voce in fondo al mio cuore. Ero disposta a sopportare tutto per il Suo amore!» (J1). Elisabetta ha conosciuto la tentazione, la lotta contro i suoi difetti. Ha saputo restare vigilante, sapendo che la natura, abbandonata a sé stessa, può ricadere di nuovo nei propri difetti. L’amore di Gesù la ispira ad affrontare la battaglia. Partendo dalla propria esperienza, vuole aiutarci, come scrisse alla fine della sua vita al suo amico Charles Hallo: «Dovrai vincere le difficoltà, caro fratellino, troverai ostacoli lungo la tua strada, ma non ti scoraggiare, chiamami, sì, chiama la tua sorellina, aumenterai così la felicità del suo cielo, lei sarà tanto felice di aiutarti a trionfaare, a rimanere degna di Dio» (L 342). Nella comunione dei santi, non esitiamo a rivolgerci a Elisabetta della Trinità nei nostri combattimenti, nelle nostre lotte, nelle nostre tentazioni.

 

 

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